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Scienza e Bibbia: il Dilemma

Nell’epoca moderna e tecnologicamente avanzata in cui viviamo la Scienza è, ormai, il fondamento stesso della vita.

Scienza e BibbiaLeggiamo riviste scientifiche, ci iscriviamo a facoltà scientifiche, cerchiamo delle spiegazioni scientifiche persino nella scelta di una particolare dieta dimagrante. Tutto è scienza. Camminiamo sulla superficie terrestre senza il timore di fluttuare nello spazio dall’oggi al domani perché siamo matematicamente certi che le leggi scientifiche attestano l’esistenza di una accelerazione gravitazionale di 9,81 N/kg.

Ma in un mondo pervaso dalla scienza in ogni suo ambito, è possibile conciliare il dilemma Scienza e Bibbia?

Forse rimarrete sorpresi scoprendo che alcuni tra i più rispettabili scienziati al mondo hanno considerato la Bibbia, non solo un libro di storia e religione, ma anche un libro scientificamente accurato.

Gli appassionati ricorderanno la legge di Boyle, dall’omonimo scienziato Robert Boyle, che descrisse la relazione esistente tra la pressione di un gas e il suo volume. Tuttavia, Boyle non fu solamente un grande scienziato ma anche un uomo con una grande fede sia in Dio che nella Bibbia. Cosa spinse un “luminare di scienza” a credere fermamente nella Bibbia?

Ripercorrendo la sua storia, Boyle nacque a Lismore Castle, in Irlanda, nel 1627. In un’autobiografia scritta in giovane età, egli stesso si attribuì il nome di Philaretus, che significa “amante della virtù”. Infatti, coerentemente al periodo storico in cui visse, l’obiettivo di Boyle era di combattere l’oscurantismo che da secoli soggiogava l’umanità. Divenne un prolifico scrittore e le sue opere ebbero un profondo impatto su molti dei suoi contemporanei, tra cui il celebre scienziato Isaac Newton. Nel 1660, Boyle divenne uno dei fondatori della Royal Society, un’istituzione scientifica tuttora esistente a Londra.

Robert BoyleBoyle è stato definito il padre della chimica. Il suo metodo sperimentale permise di suffragare la tesi secondo cui la materia fosse costituita da ‘corpuscoli’, secondo una sua definizione. Nella sua celebre opera Il chimico scettico Boyle raccomanda con vigore agli scienziati di non essere arroganti e dogmatici ma di avere l’umiltà di ammettere i propri errori. Inoltre, a chi aveva convinzioni profondamente radicate, Boyle ribadì l’importanza di distinguere ciò che si sa essere vero da ciò che si suppone lo sia.
Fatto degno di nota, Boyle usò lo stesso approccio con gli gli argomenti spirituali. Quello che scoprì riguardo all’universo e alla sua straordinaria struttura lo convinse dell’esistenza di un Progettista, un Creatore al punto da ritenere che chiunque si avvalesse in modo onesto del proprio raziocinio, non poteva non credere in Dio. Secondo Boyle, la ragione non era l’unico modo per giungere alla luce della conoscenza, ma occorreva una rivelazione da parte di Dio. Quella rivelazione a suo avviso era la Parola di Dio, la Bibbia. A questo scopo Boyle finanziò la pubblicazione della Bibbia in molte lingue, tra cui arabo, irlandese, malese, turco e alcune lingue dei nativi nordamericani. Robert Boyle si dimostrò così un uomo dalla mente brillante eppure di grande umiltà, con un insaziabile desiderio di trovare la verità in ogni campo dello scibile e di aiutare altri a fare lo stesso.

Ma quali sono le prove contenute nella Bibbia che permettono di ritenerla ‘accurata dal punto di vista scientifico’?
1. Ciò che dice è scientificamente corretto
Nei tempi antichi le idee riguardo al nostro pianeta erano varie: dalla credenza che la terra fosse piatta, a quella secondo cui essa fosse sostenuta da oggetti, animali o altri elementi tangibili.
Circa 3.500 anni fa, la Bibbia affermava che la terra è sospesa “sul nulla” (Giobbe 26:7). ancora, nell’ VIII secolo a.E.V., un profeta della Bibbia, Isaia, menzionò il “circolo [o sfera] della terra”. (Isaia 40:22)
L’immagine di una terra sferica sospesa nel vuoto, senza nessun sostegno visibile, non è eccezionalmente moderna?

2. Non contiene concetti in contrasto con la scienza
Molto tempo prima della scoperta del modo in cui si diffondono le malattie, e della loro prevenzione, i medici seguivano pratiche a volte inutili o persino letali. Ad esempio, il Papiro di Ebers, un testo di medicina degli antichi egizi, prescriveva l’impiego di escrementi per la cura di vari malanni. Contro le cicatrici che rimangono dopo la caduta della crosta, raccomandava un impiastro di escrementi umani e latte fresco. E come rimedio per estrarre le schegge prescriveva: “Sangue di vermi, cotto e schiacciato in olio; talpa, uccisa, cotta e messa sott’ilio; sterco d’asino, mischiato a latte fresco. Applicare sulla ferita aperta” (The Papyrus Ebers, di C. P. Bryan, 1931, pp. 73,91,92). Questo trattamento, come ben si sa al giorno d’oggi, poteva dar luogo a gravi infezioni.
Al contrario, la Bibbia, nei suoi oltre 1.100 capitoli, non sostiene mai idee in contrasto con la scienza o pratiche dannose. Ad esempio, la Legge mosaica, che fu scritta verso il 1500 a.E.V., e contenuta nei primi cinque libri della Bibbia, lungi dal prescrivere trattamenti sanitari a base di escrementi, dava istruzioni su come eliminarli igienicamente. (Deuteronomio 23:13,14). Ancora, la Bibbia conteneva delle valide leggi sulla quarantena ed istruzioni su cosa fare nel caso si toccasse un cadavere e su come eliminare i rifiuti. (Levitico 13:1-5; Numeri 19:1-13)

In conclusione, pur essendo un libro scritto circa 3.600 anni fa, la Bibbia comprende una grande varietà di argomenti e rivela una saggezza che ha preceduto di molto alcune scoperte moderne.
Il fatto che la Bibbia non contenga inesattezze sotto il profilo scientifico, non merita come minimo la nostra considerazione?

CURIOSITÀ: LA BIBBIA IN IRLANDESE

BibbiaRobert Boyle sapeva che già nel 1573 un gruppo di studiosi aveva iniziato il lavoro di traduzione della Bibbia in irlandese. Nel 1602 ne avevano pubblicato la parte che è nota come Nuovo Testamento. In seguito, nel 1640, fu completata la traduzione in irlandese delle Scritture Ebraiche, note come Antico Testamento. Tale versione non andò alle stampe fino al 1685, quando Boyle diede il suo sostegno finanziario al progetto. Erano stati tradotti in irlandese anche i libri apocrifi (cioè quelli non canonici spesso inclusi nella Bibbia come se ne facessero parte), ma va notato che Boyle, da amante della verità, rifiutò di pubblicare questi libri spuri.

Bibliografia:

The Papyrus Ebers, di C. P. Bryan, 1931, pp. 73,91,92
Rivista La Torre di Guardia, giugno 2015
Rivista Svegliatevi!, marzo 2013